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fonte: www.yurileveratto.com 

Navigando sul web sul sito yurileveratto.com ho trovato questo articolo davvero molto bello,tutto da leggere.lo ringraziamo perche’ permette anche noi ,di scoprire una meravigliosa cultura come quella cinese e ci permette di vedere meglio le tre gole di Chang Jiang.

la Cina a parte la questione Tibet(dove da questo punto di vista a me mi trovera come un suo oppositore piu’ cattivo) e’ una terra tutta da scoprire e le bellezze tutte da ammirare.iniziamola a scoprire con questa  bellissima storia.

Nell’ottobre del 2002 stavo viaggiando in Asia. Avevo attraversato la Malesia, parte di Sumatra, la Thailandia, il Laos e il Vietnam. Da Hanoi, enorme città di quattro milioni di abitanti percorsa da innumerevoli motocicli, presi un treno che mi condusse in Cina. Mi svegliai alle cinque del mattino e mi incamminai verso la stazione. D’un tratto, proprio nel marciapiedi dove camminavo, vidi una di quelle scene che non si dimenticano tanto facilmente: una famiglia intera, composta da padre, madre, figli e nonni, che mangiava zuppa di maiale cucinata a fuoco lento in un enorme pentola. Fu una visione ancestrale che mi fece capire quanto è distante la cultura asiatica dalla nostra. 
Il viaggio in treno fu relativamente tranquillo e in circa otto ore giunsi quasi alla frntiera con la Cina. L’ultimo pezzo di strada lo percorsi in una motocicletta: un ragazzo mi condusse a qualche centinaio di metri dal confine.
Una volte effettuate le formalità di entrata in Cina, presi un autobus che mi condusse nella vicina città di Nanning, dove dormii.
L’indomani giunsi a Guangzhou (pronuncia in cinese: Guangiou), enorme città di dieci milioni di abitanti. Per poter comunicare con i nativi, mi resi conto che dovevo cavarmela a gesti, o imparare qualche parola di cinese. Uscito dalla stazione degli autobus ebbi l’impressione di essere in un film di fantascienza: autostrade sopraelevate a otto corsie percorse da migliaia di veicoli e altissimi edifici in vetro-cemento mi fecero subito capire che la Cina è ormai una superpotenza economica. Il prezzo da pagare però per la rapida ricchezza e il tumultuoso sviluppo è un crescente inquinamento di aria e acqua, causa di malattie e disagi per la popolazione. 
Fermai un tassista e gli dissi “pinquan” (hotel). Gli mostrai inoltre un foglietto con scritto “30/40 Y”. Volevo infatti che mi portasse in un hotel il cui costo fosse di 30, massimo 40 Yuan, la moneta cinese, per notte. 
Il gioco era fatto, pensavo, bastava pronunciare il nome di ciò che si desiderava e scrivere il prezzo con i “nostri” numeri, che vengono usati anche in Cina. Il tassita sembrò capire e mi portò in un discreto hotel proprio davanti al fiume delle perle. A Guangzhou mi fermai qualche giorno, e mi immersi nei suoi brulicanti mercati. Imparai altre frasi in cinese, come per esempio l’utilissimo “Duo sao chen?” (Quanto costa?). 
Poi venne il momento della partenza, l’idea era di giungere a Chongqing in treno, per poi percorrere il fiume Chang Jiang o Yangtze (fiume azzurro) e vedere le famose tre gole. Mi diressi verso la stazione ferroviaria di Guangzhou, un enorme edificio costruito nell’era di Mao Tze-Tung.
Dopo aver fatto la fila per il biglietto, pronunciai il nome della città dove ero diretto al cassiere: “Chongqing”. Ma l’impiegato non comprese, probabilmente la mia pronuncia del mandarino difettava leggermente e così, ignorandomi, si occupò del successivo viaggiatore.
Per un attimo non seppi che fare e mi sentii perso in mezzo alla folla. Dopo pochi istanti notai un turista, orientale, ma con valigia e vestiti alla moda. Mi avvicinai e gli chiesi se parlava inglese. Lui mi rassicurò. Era giapponese, e aveva viaggiato a Guangzhou per la fiera del settore tessile. 
I giapponesi capiscono e leggono il Kangi, gli ideogrammi cinesi. In un foglietto mi scrisse “Chongqing” in cinese, oltre a “cuccetta di seconda classe”.
Rifeci la fila e, al momento di parlare con il cassiere, mi limitai a mostrare il bigliettino consegnatomi dal giapponese. Funzionò.
Prima di partire mi feci scrivere i nomi di altre città cinesi, dove avrei voluto viaggiare, in modo da poter farmi capire.
Il viaggio in treno fu lunghissimo, circa due giorni. Mi resi conto dell’immensità di questo paese-continente, il terzo della Terra per estensione dopo Russia e Canada.
Conobbi una ragazza di circa trent’anni, e fui colpito dalla sua travolgente simpatia. Lei mi insegnò altre parole in cinese, come per esempio fan, (riso), mien, (spaghetti), pi-giò (birra) e frasi utili come: “ua scia c” (vorrei mangiare).
Imparai a destreggiarmi nella carrozza ristorante e apprezzai un gustoso piatto caldo, simile ai nostri tortellini in brodo, chiamato “quantuen”.
La ragazza mi spiegò anche che per i cinesi la Cina viene chiamata “Zhonghuà”, ovvero “paese del centro”. I cinesi si considerano infatti al centro del mondo e sotto molti aspetti hanno ragione. 
Il viaggio in treno mi permise di apprezzare il meraviglioso paesaggio cinese, fatto di sterminate risaie, dolci colline e alte montagne. Quando arrivai a Chongqing mi sistemai in un hotel mi diressi in centro per fare quattro passi e ambientarmi nella città fluviale. 
Chongqing è un’enorme agglomerato di sette milioni di persone e sede di numerosissime industrie meccaniche e tessili. E’ molto inquinata e una perenne nebbiolina la avvolge. Dopo aver camminato nelle scintillanti vie del centro e nei brulicanti mercati arrivai al porto, dove mi informai sul battello per Wuhan. Purtroppo non vi era posto nè in prima nè in seconda classe e così mi accontentai di un biglietto di terza classe per Wuhan, viaggio che mi avrebbe permesso di vedere le tre gole.
Nel 2009 le gole non saranno più visibili perché il grandioso progetto della diga di Yichang, la più grande del mondo, alzerà il livello del Chang Jiang e sommergerà varie città e numerosi siti archeologici. Tutto ciò è necessario perche la Cina, la cui popolazione cresce di ben sette milioni annui, ha un crescente bisogno di energia. L’indomani mi diressi verso il porto, di buon ora. Dovevo dividere la cabina con una famiglia cinese e ciò mi preoccupava un pò. Presto però mi abituai sia al rumore sia al cibo della terza classe e passai il tempo osservando il panorama e il fiume Chang Jiang (in cinese “fiume lungo”).
Chiamato anche fiume azzurro, con i suoi 6300 chilometri di lunghezza è il terzo fiume più lungo della Terra. Nasce nell’altopiano tibetano a circa 5000 metri d’altitudine. 
Il giorno successivo il battello si fermò a Fengjie, città fantasma che stava per essere smantellata in quanto sarà parzialmente sommersa dalle acque.
Poi il viaggio continuò e il battello passò attraverso le famose tre gole. E`uno splendido paesaggio naturale che purtroppo verrà inondato nei prossimi anni. 
In questa tratta il fiume è stretto ma profondissimo. Le sue acque sono limacciose e fredde. In inverno spesso cade la neve trasformando quest’area in una magica valle incantata.
Durante il viaggio il battello fece numerose soste nei villaggi per caricare persone, animali e merci. Ciò mi permise di scendere nei vari porti e visitare i mercati local dove si vendeva di tutto: cibo, spezie, tessuti, e persino stutine di Gesù, Budda e Mao Tze-Tung.
Nel pomeriggio del quarto giorno il battello passò al lato dell’immensa diga. La costruzione in cemento armato, lunga più di due chilometri, imprigionerà una massa d’acqua immane, che produrrà, pasando attraverso colossali turbine, un’energia paragonabile a diciotto grandi centrali nucleari. 
I cinesi del battello si posizionarono tutti a prua, e, durante il passaggio davanti alla diga, applaudirono e urlarono qualcosa di simile a “Viva la Cina”.
Io mi limitai ad applaudire, in fondo è dai tempi delle piramidi che l’uomo non costruisce qualcosa di così grande. 
Una volta superata la diga, il battello proseguí per altri due giorni lungo il fiume attraversando immense zone coltivate a riso. 
La prima impressione che ebbi della Cina fu quella di trovarsi davanti a un paese granitico, di gran lunga il più potente del mondo.
Finalmente, dopo sei giorni di viaggio, giunsi a Wuhan, città industriale di otto milioni di abitanti, da dove proseguii in treno per Shangai.

YURI LEVERATTO

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